L’OMS e le Nazioni Unite si uniscono agli appelli per abbandonare il modello medico

Il termine motivazione deriva dal greco “thymos” e indica lo “spirito” o, più precisamente, l’organo dell’Attività. Ci sono due tipi di motivazione che causano squilibrio psichico.

L’OMS e le Nazioni Unite si uniscono agli appelli per abbandonare il modello bio-medico o organicista: questo modello, sostenuto dalle case farmaceutiche con l’uso degli psicofarmaci, ha erroneamente convinto persone e operatori sanitari che il malessere psichico sia dovuto a una “patologia della mente”.

L’adozione di questo modello ha portato non solo all’abuso della coercizione nel caso di disabilità psicosociali, intellettive e cognitive, ma anche alla medicalizzazione delle normali reazioni ai numerosi stress che fanno parte della vita, comprese forme moderate di ansia sociale, tristezza, timidezza, assenteismo e comportamento antisociale.

Nel tempo, anche molti eminenti psichiatri si sono espressi contro la corruzione delle compagnie farmaceutiche e dal loro modello “estremista” o “ideologico”, sottolineando dall’altro lato l’importanza dell’incidenza dei fattori sociali come la violenza, la discriminazione, la povertà, l’esclusione, l’isolamento e la disoccupazione.

Nel 2005, il dott. Steven Sharfstein, presidente dell’American Psychiatric Association, scrisse:

“Se siamo visti come semplici spacciatori di pillole e dipendenti dell’industria farmaceutica, la nostra credibilità viene compromessa. Affrontando i problemi relativi a Big Pharma, dobbiamo riconoscere che, come professione, abbiamo permesso al modello bio-psico-sociale di diventare il modello bio-bio-bio”.


Più recentemente il messaggio è stato rilanciato anche dall’organizzazione delle Nazioni Unite, con l’intervento del suo “Relatore speciale sul diritto di tutti al raggiungimento del più alto livello di benessere possibile”, spiegando come le attuali politiche di salute mentale sono influenzate dall’asimmetria del potere e dai pregiudizi derivanti dal monopolio del modello biomedico e degli interventi di natura organicista.

Come si è detto, questa impostazione favorisce un utilizzo sproporzionato delle categorie diagnostiche, contribuendo a una eccessiva medicalizzazione degli interventi terapeutici. Inoltre, questa apertura alla medicalizzazione si oppone all’adozione di due approcci di fondamentale importanza: uno basato sui principi di salute pubblica e l’altro centrato sui diritti umani.

Il 10 giugno, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un documento di 300 pagine intitolato “Guida ai servizi di salute mentale di comunità: promozione di approcci centrati sulla persona e fondati sui diritti“.

Il testo dice:

“La concentrazione predominante della cura continua ad essere sulla diagnosi, sui farmaci e sulla riduzione dei sintomi. I determinanti sociali che hanno un impatto sulla salute mentale delle persone come violenza, discriminazione, povertà, esclusione, isolamento, precarietà del lavoro o disoccupazione, carenza di alloggi, ammortizzatori sociali e servizi sanitari, sono spesso trascurati o esclusi dalla pratica quotidiana della salute mentale; il che porta ad un eccesso di diagnosi cliniche e all’eccessiva dipendenza dagli psicofarmaci a scapito degli interventi psicosociali.

È necessario un cambiamento radicale nel campo della salute mentale, per porre fine all’attuale situazione. Ciò significa ripensare le politiche, le leggi, i sistemi, i servizi e le pratiche nei diversi settori della società che hanno un’influenza negativa sulle persone con disagio mentale e disabilità psicosociali, garantendo, al tempo stesso, il valore dei diritti umani che costituiscono uno dei cardini del campo della salute mentale. Tutto questo richiede un passaggio ad interventi terapeutici più equilibrati, centrati sulla persona, olistici e finalizzati al “recovery” e che pertanto considerano le persone nel loro contesto sociale, rispettando la loro volontà e le loro preferenze di trattamento, favorendo alternative alla coercizione e promuovendo il loro diritto alla partecipazione e all’inclusione sociale”.


Il mio libro

©La Fragilità può essere Distrutta


“Con mia triste esperienza ho appreso che la ragione dell’Infelicità umana dipende dall’Aspettativa: aspettare Qualcuno, aspettare Qualcosa; aspettare che qualcosa cambi attraverso un sacrificio Morale, Lavorativo, Religioso, Psichico. E indossiamo una MASCHERA per integrarci. Ma qualcun altro o qualcos’altro in Natura a parte la nostra “intelligenza” ha bisogno di compiere Sforzo, per essere felice? Allora lo Sforzo di cambiarsi in relazione alle Aspettative credo, sia la Ragione dell’Infelicità. Ovvero la Ricerca della Felicità stessa.” ©La Fragilità può essere Distrutta – Simone Capuano

Sinossi

©La Fragilità può essere Distrutta


Dall’Accettazione di Sè al di là dagli stigmi e i dogmi sociali, può avvenire la Conoscenza del Vero Sè. Nel mio primo libro analizzo le cause di disagi psicologici, sessuali, culturali e dell’influenza della società sui disagi interiori.

Il Disagio Emotivo fa parte del Sè o nasce da un Disagio della Società? La Sensazione e il Sintomo dove si differenziano? Il Sintomo in sè è variabile; qual’è il Parallelismo Sintomo/Sentimento in relazione al Sè e alla Società?

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