Intervista a Mahmoud Basal, Capo della Protezione Civile di Gaza. (Read in English here)

Mi ritrovo a scrivere quest’articolo per Mahmoud, un uomo più che coraggioso, che fa parte del reparto umanitario di Gaza, quello che in una guerra o in un Genocidio, come nel caso della Palestina, si tende a dimenticare. Chi ha il peso di tutti gli innocenti sulle spalle? Mahmoud Basal.
Iniziamo l’intervista:
1 – Simone: “Raccontami come hai iniziato a lavorare con la Protezione Civile di Gaza. È successo per caso oppure era una vocazione? Posso immaginare la risposta, ma voglio sentirla da te“.
1 – Mahmoud: “Ho iniziato a lavorare con la Protezione Civile di Gaza nel 2008, precisamente dopo la guerra su Gaza. Non è mai stato un caso. Fin dall’inizio ho sentito che questa responsabilità era molto più di un semplice lavoro. A Gaza, quando vedi persone intrappolate sotto le macerie, bambini che urlano e intere famiglie cancellate in un solo istante, capisci che questo lavoro è prima di tutto un dovere umanitario e morale. (…) Ho lavorato come Direttore delle Relazioni Pubbliche e dei Media, e ho scelto di far parte della Protezione Civile perché volevo stare accanto alle persone nei loro momenti più bui, anche se il prezzo, un giorno, sarebbe potuto essere la mia stessa vita“.
2 – Simone: “Di cosa avete più bisogno in questo momento per salvare quante più vite possibile nelle prossime settimane? Quali sono i maggiori ostacoli alla consegna degli aiuti e alla protezione dei civili?“
2 – Mahmoud: “Quello di cui abbiamo urgentemente bisogno oggi è carburante, macchinari pesanti, ambulanze, attrezzature di soccorso e corridoi sicuri per raggiungere i feriti. A volte siamo costretti a scavare tra le macerie a mani nude per salvare i sopravvissuti (…) I maggiori ostacoli sono gli attacchi continui, l’assenza di sicurezza, il blocco dell’ingresso a Gaza delle attrezzature essenziali e l’enorme pressione sulle nostre squadre, che lavorano da mesi senza riposo in condizioni disumane.”
3 – Simone: “Quali organizzazioni vi hanno aiutato di più e quali pensi che non stiano facendo abbastanza? Parla apertamente delle responsabilità della comunità internazionale e di cosa ne pensi.“
3 – Mahmoud: “Ci sono organizzazioni che hanno cercato di fornire tutto il supporto possibile, sia umanitario, medico o di soccorso, e apprezziamo ogni sforzo sincero che aiuta ad alleviare la sofferenza dei civili. Ma, onestamente, la portata di questa catastrofe è molto più grande del livello della risposta internazionale. (…) La comunità internazionale ha il potere di proteggere i civili e fermare questa tragedia, eppure finora non ha adempiuto alle proprie responsabilità come dovrebbe. Quello che sta accadendo a Gaza non è solo una crisi umanitaria passeggera; è una catastrofe vissuta ogni giorno da più di due milioni di persone davanti agli occhi del mondo intero (…) E senza addolcire la realtà, devo dire che siamo stati davvero abbandonati dal mondo e dalle istituzioni per i diritti umani. Persone innocenti venivano uccise sotto i loro occhi, e non è stato fatto nulla di significativo per proteggerle. A mio parere, questo è uno dei più grandi test morali che il mondo ha fallito“.
4 – Simone: “In quali situazioni hai rischiato la tua vita? Puoi raccontarmi delle perdite che hai subito e di come riesci a farci fronte ogni giorno?“
4 – Mahmoud: “Ogni missione di soccorso a Gaza è un rischio per le nostre vite. Sono entrato in aree che erano ancora sotto bombardamenti mentre cercavo di estrarre feriti dalle macerie, e ho perso colleghi mentre svolgevano il loro dovere. La parte più difficile non è stata solo temere per la mia vita, ma vedere bambini, donne e intere famiglie intrappolate sotto edifici distrutti, e a volte non riuscire a salvare tutti a causa della grave mancanza di risorse. Queste perdite lasciano ferite che non scompaiono mai, eppure continuo perché le persone hanno ancora bisogno di noi, e fermarsi significherebbe lasciare che altre vite vadano perse“.
“Non c’è dubbio che ci siano stati tentativi di uccidermi più di una volta, ma continuerò e non smetterò mai di portare questa grande responsabilità, anche dopo che la mia prima e la mia seconda casa sono state bombardate, mia madre è stata uccisa e più di 70 membri della mia famiglia hanno perso la vita”.
5 – Simone: “Sogni di lasciare Gaza o di restare?“
5 – Mahmoud: “Gaza non è solo un luogo per me. È casa, memoria, famiglia — è tutto. Sì, una persona si stanca e sogna la sicurezza, ma l’idea di andarsene non è mai facile. Il mio vero sogno non è lasciare Gaza, ma viverci in pace e sicurezza, e avere il diritto di vivere con dignità come tutte le altre persone in questo mondo” (…)
“Spero anche di parlare direttamente al mondo, di raccontargli cosa è successo alla mia patria e al mio popolo, e di contribuire a riportare la vita al mio popolo ancora una volta“.
Profilo di Mahmoud a questo link
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